Imposta di successione: un’offensiva fiscale già annunciata

10 giugno 2015

Come consulente di Banca Mediolanum cerco di monitorare con la massima attenzione ciò che succede a livello economico e fiscale nel nostro paese, così come anche i miei colleghi. Da qualche mese posso dire tranquillamente che ci troviamo di fronte ad una “stangata” già più che annunciata sulle successioni ereditarie. Gli indizi raccolti delineano un giallo la cui soluzione è fin troppo semplice. Per fortuna, è semplice anche correre ai ripari.

Ad esempio, attivando opportune formule di protezione del patrimonio (che saranno ancora più efficaci se messe in atto prima che vengano varate le nuove leggi). Ma cerchiamo di approfondire il quadro della situazione.

 

Le premesse

Ciò che fa presagire una prossima revisione delle imposte di successione è il trattamento estremamente favorevole che l’Italia attualmente riserva a questa forma di trasferimento della ricchezza, se paragonato alle norme in vigore in altri paesi europei. In Francia le aliquote di successione variano dal 5% al 40% del valore del patrimonio per i famigliari e raggiungono il 60% per i non famigliari. In Germania si va dal 7% al 40% per i famigliari e dal 17% al 50% per i non famigliari. Nel Regno unito viene applicata un’imposta del 40% a tutti gli eredi con eccezione del coniuge. E l’elenco potrebbe continuare. Tutti questi paesi prevedono franchigie, ma si resta generalmente su importi modesti, pensati per proteggere solo le fasce più deboli della popolazione.

In Italia, invece, le aliquote per il calcolo dell’imposta variano dal 4% all’8% per tutti i soggetti e con franchigie estremamente generose (di regola 1 milione di Euro per i famigliari!). Di fatto, l’imposta di successione è inesistente per una vastissima platea di soggetti.

 

Gli indizi

E’ logico pensare quindi che in tempi di spending review e di rimodulazione della tassazione pubblica non dovremo attendere molto prima che si torni ad un sistema più in linea con gli standard europei. Il termine “torni” non è casuale: anche se le aliquote non sono mai state così pesanti come in Germania o in Francia, l’abolizione di fatto dell’imposta di successione (tramite l’aumento della franchigia) risale agli ultimi governi di centrodestra.

Per quanto ancora il governo attuale resisterà alla tentazione di accedere ad un introito per lo stato relativamente sicuro come incasso, che non viene percepito come un peso sui bilanci ordinari di famiglie e aziende (essendo legato solo ad un evento specifico), azzerando allo stesso tempo una sorta di anomalia rispetto agli altri paesi europei? Difficilmente accetterei scommesse su questo tema.

Né le accetterebbe la stampa specializzata, che da tempo raccoglie e rilancia “rumors” sempre più difficili da ignorare.

 

Delitto (e soluzione)

E’ abbastanza semplice prevedere, a questo punto, l’uccisione del sistema attuale entro breve – che vedremo presto sostituito da un sistema di tassazione dei trasferimenti successori meno favorevole a chi eredita.

Tuttavia le famiglie possono correre ai ripari: basta farlo per tempo, organizzando il proprio patrimonio su forme esenti da questo tipo di imposte o proteggendolo con soluzioni ad hoc. Partendo dalla situazione personale, dai rapporti familiari, dalle esigenze specifiche è possibile mettere al sicuro i propri risparmi ed assicurarsi che possano arrivare nelle mani dei propri cari senza passare da salassi del 30% o del 50%. Per capire meglio come proteggere i propri risparmi o le proprie attività, vi invito a contattarmi direttamente.

Per chi desidera approfondire l’argomento, invece, riportiamo in allegato un interessante articolo apparso alcuni mesi fa su Milano Finanza: Eredità nel mirino – 6 settembre 2014


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