Previdenza integrativa: quant’è il risparmio fiscale

29 maggio 2014

La previdenza complementare ormai è una forma di risparmio molto diffusa anche in Italia: è stata regolata in modo ordinato con il Decreto Legislativo 252 del 2005 e, da allora, lo stato si preoccupa di incentivarla regalando generosi bonus fiscali a chi decide di accantonare risorse per il proprio futuro.

I vantaggi fiscali della previdenza integrativa si ottengono tramite due meccanismi diversi:

  • un’aliquota di tassazione al momento della riscossione del capitale particolarmente conveniente: solo il 15%, con possibilità di riduzione fino ad un minimo del 9% per conti aperti da molti anni;
  • la possibiltà di dedurre le quote versate dal reddito imponibile, fino ad un massimo di Euro 5.164,57.

È questo il vantaggio fiscale più immediato ed allettante, sul quale vogliamo provare a dare qualche chiarimento pratico.

Detrazione o deduzione: proviamo a capire

Quando si parla di detrazione, in ambito fiscale, si intende dire che la cifra in questione viene tolta direttamente dalle tasse. Deduzione, invece, vuol dire che l’importo non viene considerato nel reddito imponibile: la cifra che verrà risparmiata quindi non è fissa, ma sarà maggiore quanto più alta è l’aliquota che pago.

Possiamo tradurre questi concetti in numeri che aiuteranno a capire meglio il meccanismo. Vediamo direttamente alcuni esempi di calcolo del vantaggio fiscale immediato legato alla previdenza integrativa.

Caso a: Impiegato, reddito lordo di 22.000 Euro annui (circa 1.250 euro netti al mese), che mette da parte 100 Euro tutti i mesi per investirli in un fondo di previdenza integrativa. Al momento di calcolare le tasse, i 1.200 Euro versati per la previdenza integrativa dovranno essere sottratti dall’imponibile di 20.000 Euro. Le tasse da versare saranno quindi calcolate su 20.800 euro anziché su 22.000; considerando che per i redditi da 15.000 a 28.000 Euro si applica un’aliquota del 27%, il nostro impiegato pagherà (1.200 x 0,27) = 324,00 Euro in meno rispetto a quanto avrebbe pagato senza accantonamento. Anche con un piccolo versamento mensile si ottiene un bonus fiscale abbastanza alto da coprire, ad esempio, l’IMU o buona parte l’assicurazione auto!

Caso b: Quadro, reddito lordo di 32.000 Euro annui, che dedica alla finanza integrativa una somma di 2.500 Euro tutti gli anni. Con un reddito di questo tipo ri ricade in pieno in un’aliquota del 38%; il risparmio fiscale relativo è perciò di (2.500 x 0,38) = 950,00 Euro . Quasi mille Euro di tasse in meno che altrimenti avrebbero dovuto essere pagate allo stato, e che restano invece nella nostra disponibilità al solo patto di investirle per il nostro futuro.

Ognuno può fare il conteggio facilmente: poiché la cifra massima deducibile è di 5.164,54 Euro, anche se gli effettivi versamenti fossero superiori, con le aliquote ad oggi vigenti si arriverà ad un risparmio massimo di 2.220 Euro annui.

Perché lo stato si mostra così generoso? In primo luogo perché si tratta di un investimento a lungo termine, non solo per il singolo ma per tutta la collettività che un domani dovrà affrontare meno emergenze legate a pensioni pubbliche insufficienti. È inoltre un modo per incentivare una forma di risparmio produttiva, che attraverso l’intermediazione degli istituti finanziari rientra nel circolo degli investimenti.


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